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I PAZIENTI DICONO DI NOI


  • In questo percorso ho visto aprirsi molte porte dentro me stessa, tante cose dimenticate per paura dell'effetto che potevano avere [...] Oltre ad affrontare con forza e coraggio questa dolorosa malattia, sono riuscita a trovare la forza in me stessa e dopo 10 anni non avere paura e vergogna di dire a tutti: Scusate se ho seri problemi di memoria, ma 10 anni fa ho avuto un intervento al cervello per un aneurisma cerebrale, l'ho sempre nascosto a tutti per vergogna [...] da questa esperienza mi porto via un'altra emozione: dopo 10 anni dai miei occhi sono scese lacrime.
  • Mi porto a casa la regolarità, 3 mesi di astinenza dal sintomo [...] mi porto a casa la capacità di affrontare cibo e problemi e di non vedere nel cibo stesso tutto il male della mia vita.
  • Mi porto a casa il ricordo di un équipe efficiente e in grado di aiutarti e che riesce a darti fiducia anche quando ripetutamente sbagli.

  • Ho imparato a pensare più a me stessa, accettare gli sbagli (la perfezione non esiste), che ho il diritto di non essere perfetta.

  • Mi ha colpito il rapporto di collaborazione che si istaura tra equipe medica e il paziente, è una cura basata sul confronto, gradualità e fiducia.

  • Ho conosciuto meglio la mia malattia e come posso provare a difendermi [...]. Ho capito che voglio vivere e non sopravvivere.

  • Per la prima volta nella vita mi sono sentita a "casa", accudita da chi svolge la propria professione con amore e rispetto.

  • Ho imparato che chiedere aiuto non è segno di debolezza.

  • Conoscere tante persone mi ha permesso di capire che ognuno ha il proprio percorso da portare avanti senza confrontarsi con gli altri, perché ognuno è un caso a sé. Ho imparato, non senza fatica, a fidarmi e affidarmi, accettando l'aiuto dell'équipe.
  • Ho capito che se si chiede aiuto, non ci si può aspettare che siano gli altri a risolvere i problemi, ad "aggiustarti" e ho capito che tutto richiede uno sforzo. [...] Una cosa bellissima che mi porto via è la sensazione di essere capita, di essermi sentita me stessa senza essere per questo giudicata.
  • La capacità di mangiare un pasto completo e cioè anche col pane.

  • Regolarità: nell'alimentazione, mi ha risvegliato. Capire / sentire la fame:differenza tra bisogno fisiologico e stato emotivo da colmare/compensare/gestire. Consapevolezza: aver capito che anche io provo emozioni e che non c'è nulla di male nell'esprimerle.
  • Se sono rimasta è per il programma di riabilitazione nutrizionale e fisico, che reputo bellissimo e vincente [...] Mi sono scoperta più forte di quanto pensassi e con un grande senso di attaccamento alla vita e di sopravvivenza.
  • Le mie aspettative e le mie paure prima dell'ingresso erano tante, ma viverle è un'altra cosa: ho visto il dolore, la tristezza, la sofferenza. Ho visto tante facce di una malattia tremenda, che sa dare sicurezza, ma che ti toglie tutto il resto.
  • Dall'esperienza a Villa Margherita mi porto via sicuramente la consapevolezza di avere un disturbo alimentare. Prima del ricovero dicevo di averlo, ma in fondo non ci credevo, non me ne rendevo conto nella pratica, rimaneva un gioco perverso. [...] Ho capito che ho un'autostima bassa e legata al confronto con gli altri, alla loro mimica facciale, al verbale e non verbale [...] L'esperienza mi ha aiutato un po' a uscire da me stessa. Ho avuto la forza di chiedere aiuto alle infermiere nei momenti di crisi. In qualche modo ho preso consapevolezza delle mie emozioni, di paura, ansia, disagio che prima mi annullavano e ora cerco di parlarne.
  • Mi porto via la gravità della malattia, come una malnutrizione può diventare una patologia cosi grave! [...] Ho imparato che la rigidità non è una cosa proficua e che anche cambiare idea ci può stare e può essere un momento di crescita personale! [...] Ho imparato soprattutto che nella vita è importante fermarsi e ascoltare anche se ci sono sensi di colpa da tollerare! Mi porto anche via il fatto di accettare i miei limiti e di essere serena nell'averli [...] Mi porto dietro che questo corpo che noi abbiamo non è un fine per compiacere gli altri o sfogare i nostri problemi, ma è un mezzo che ci hanno donato per vivere la vita.
  • Mi porto via la regolarità alimentare. Fin dall'inizio ho cominciato a cimentarmi su questo, cercando di farla mia giorno per giorno perché a casa c'era tanto caos, un disordine che annebbiava i pensieri e i comportamenti [...] Sto imparando a riconoscere le mie emozioni e, soprattutto, a viverle quando si presentano, e non, come sempre facevo prima, fermarle per la paura di viverle, con il cibo usato come sedativo, non come nutrimento.
  • Ho imparato che nessun cibo è dannoso, che anche l'alimento che può far più paura, se esposto gradualmente, non fa male, non è mortale ( lo stracchino non uccide!)
  • Ho impararto a esprimere il bisogno di affetto e accudimento.
    Poesia : Tutto Triste....
    Il camaleonte si rese conto che per conoscere
    il suo vero colore doveva attraversare il vuoto

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